Dal Bresciaoggi del 28.07.07:
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Sono un cittadino bresciano che lavora come impiegato e che, con uno stipendio di poco più di 1.000 euro, deve far quadrare, con non poche difficoltà, le spese relative alla casa e alla famiglia.
Il rendermi conto che la mia situazione è comune a molti, mi spinge a scrivere questa lettera.
Prendo atto che, nell’azienda dove lavoro, solo una bassa percentuale di colleghi hanno deciso di destinare il proprio Tfr al fondo di categoria per darsi una pensione futura.
Sicuramente questo dipende dalle difficoltà economiche (dato lo stipendio percepito), ma oltre a ciò vi é una mancanza di fiducia in uno strumento finanziario com’è un fondo, per di più in un Paese dove abbiamo assistito troppo spesso a fallimenti di aziende e al fatto che coloro che ne sono stati la causa sono rimasti pressoché impuniti, mentre gli unici a pagare, perdendo i risparmi investiti, siamo stati noi cittadini.
Allargo la riflessione a quelli che, oltre ad essere nella mia situazione, hanno anche dei figli. Se entrambi i genitori lavorano (spesso per necessità è così), se hanno la fortuna di averli vicini e in salute, affidano i piccoli ai nonni; altrimenti si devono appoggiare agli asili che spesso hanno costi troppo alti per le nostre possibilità e, comunque, orari spesso incompatibili con quelli del lavoro. Sì, perché a noi dipendenti il sistema produttivo e sociale chiede e continua a chiedere flessibilità (che molte volte diventa precarietà), senza essersi a sua volta strutturato in maniera tale da accogliere e agevolare le esigenze in evoluzione della famiglia attuale, andando a penalizzare, in particolare, la figura femminile.
Ora, partendo da questi presupposti, da cittadino guardo alla politica e mi rendo conto che essa non riesce più a parlarci: troppi sono i privilegi che questa si attribuisce e che noi non riusciamo più ad accettare. La politica di oggi ci appare troppo intenta a occuparsi di finanza e ad apparire nei talk show; parecchi sono i politici troppo distanti, concentrati a garantirsi l’autoperpetuamento del proprio ruolo e dimentichi del vero motivo per cui sono stati eletti: perseguire il bene comune.
Guardo con interesse alla nascita del Partito Democratico o forse sarebbe il caso di dire con speranza:auspico che davvero cambi qualcosa, che questa nuova compagine sia davvero tale e sappia avere come riferimento anche ciò che ho appena detto, assieme al coraggio di aprirsi ai giovani e alle donne che vorranno lavorare per questo nostro bellissimo Paese.
Spero nel coraggio di lasciare a casa quei politici che si sono dimostrati moralmente ambigui o hanno fallito nella gestione della cosa pubblica, perché questo atteggiamento andrebbe nella direzione di quel senso di giustizia che vogliamo applicata - e sottolineo applicata - non solo ai cittadini “comuni”, immigrati e non, ma anche a coloro che ricoprono ruoli istituzionali.
La certezza della pena è un’ esigenza che sentiamo come predominante, così come il porre le condizioni per migliorare la sicurezza, che non può più essere affrontata con gli stessi organici e strutture delle forze dell’ordine e della magistratura di 10-15 anni fa, visti i mutamenti sociali che in questi anni abbiamo avuto.
Su tutti questi argomenti i vertici del Pd dovranno decidere cosa fare e soprattutto non far finta che questi non siano i veri problemi perché noi cittadini, che potremmo o vorremmo riconoscerci in questo Pd, vogliamo anche queste risposte.
Il rendermi conto che la mia situazione è comune a molti, mi spinge a scrivere questa lettera.
Prendo atto che, nell’azienda dove lavoro, solo una bassa percentuale di colleghi hanno deciso di destinare il proprio Tfr al fondo di categoria per darsi una pensione futura.
Sicuramente questo dipende dalle difficoltà economiche (dato lo stipendio percepito), ma oltre a ciò vi é una mancanza di fiducia in uno strumento finanziario com’è un fondo, per di più in un Paese dove abbiamo assistito troppo spesso a fallimenti di aziende e al fatto che coloro che ne sono stati la causa sono rimasti pressoché impuniti, mentre gli unici a pagare, perdendo i risparmi investiti, siamo stati noi cittadini.
Allargo la riflessione a quelli che, oltre ad essere nella mia situazione, hanno anche dei figli. Se entrambi i genitori lavorano (spesso per necessità è così), se hanno la fortuna di averli vicini e in salute, affidano i piccoli ai nonni; altrimenti si devono appoggiare agli asili che spesso hanno costi troppo alti per le nostre possibilità e, comunque, orari spesso incompatibili con quelli del lavoro. Sì, perché a noi dipendenti il sistema produttivo e sociale chiede e continua a chiedere flessibilità (che molte volte diventa precarietà), senza essersi a sua volta strutturato in maniera tale da accogliere e agevolare le esigenze in evoluzione della famiglia attuale, andando a penalizzare, in particolare, la figura femminile.
Ora, partendo da questi presupposti, da cittadino guardo alla politica e mi rendo conto che essa non riesce più a parlarci: troppi sono i privilegi che questa si attribuisce e che noi non riusciamo più ad accettare. La politica di oggi ci appare troppo intenta a occuparsi di finanza e ad apparire nei talk show; parecchi sono i politici troppo distanti, concentrati a garantirsi l’autoperpetuamento del proprio ruolo e dimentichi del vero motivo per cui sono stati eletti: perseguire il bene comune.
Guardo con interesse alla nascita del Partito Democratico o forse sarebbe il caso di dire con speranza:auspico che davvero cambi qualcosa, che questa nuova compagine sia davvero tale e sappia avere come riferimento anche ciò che ho appena detto, assieme al coraggio di aprirsi ai giovani e alle donne che vorranno lavorare per questo nostro bellissimo Paese.
Spero nel coraggio di lasciare a casa quei politici che si sono dimostrati moralmente ambigui o hanno fallito nella gestione della cosa pubblica, perché questo atteggiamento andrebbe nella direzione di quel senso di giustizia che vogliamo applicata - e sottolineo applicata - non solo ai cittadini “comuni”, immigrati e non, ma anche a coloro che ricoprono ruoli istituzionali.
La certezza della pena è un’ esigenza che sentiamo come predominante, così come il porre le condizioni per migliorare la sicurezza, che non può più essere affrontata con gli stessi organici e strutture delle forze dell’ordine e della magistratura di 10-15 anni fa, visti i mutamenti sociali che in questi anni abbiamo avuto.
Su tutti questi argomenti i vertici del Pd dovranno decidere cosa fare e soprattutto non far finta che questi non siano i veri problemi perché noi cittadini, che potremmo o vorremmo riconoscerci in questo Pd, vogliamo anche queste risposte.

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